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È situato sulla costa siciliana
settentrionale, a circa 70 km da Palermo, ai piedi di un
promontorio roccioso. È uno dei maggiori centri balneari di
tutta la provincia; nonostante le sue dimensioni, ogni anno
attrae milioni di turisti provenienti da ogni parte della
Sicilia e anche, in genere, da tutta l'Italia ed Europa. Nel
periodo estivo la popolazione arriva anche a triplicarsi,
rendendo affollate le principali piazze e le strade più
importanti del paese. La cittadina, che fa parte del Parco
delle Madonie, è inclusa nel club de I borghi più belli
d'Italia, ossia un'esclusiva associazione di piccoli centri
italiani che si distinguono tra l'altro per grande interesse
artistico, culturale e storico, per l'armonia del tessuto
urbano, vivibilità e servizi ai cittadini.
Tracce di frequentazione del sito
risalgono all'epoca preistorica, in particolare in due
grotte che si aprono sul lato settentrionale del promontorio
su cui sorse la città. A un insediamento pre-ellenico si
riferisce la cinta muraria di tipo megalitico, datata alla
fine del V secolo a.C., che circonda l'attuale centro
storico ed è in gran parte ancora conservata, e il
contemporaneo "tempio di Diana", un santuario costituito da
un edificio megalitico, coperto con lastroni di pietra di
tipo dolmenico che ospita una precedente cisterna più antica
(IX secolo a.C.).
Nel IV secolo a.C. i Greci diedero al
centro indigeno il nome di Κεφαλοίδιον (Kefaloidion), dal
greco Kefa o kefalé, ovvero "testa, capo"; riferito
probabilmente al suo promontorio.
Nel 307 a.C. venne conquistata dai
Siracusani e nel 254 a.C. dai Romani, che le diedero in
latino il nome di Cephaloedium. La città ellenistico-romana
ebbe una struttura urbanistica regolare, formata da strade
secondarie confluenti sul principale asse viario e chiusa ad
anello da una strada che segue il perimetro della cinta
muraria.
Nel periodo del dominio bizantino
l'abitato si trasferì dalla pianura sulla rocca e restano
tracce di lavori di fortificazione di quest'epoca (mura
merlate), oltre a chiese, caserme, cisterne per l'acqua e
forni). La vecchia città non venne tuttavia del tutto
abbandonata, come prova il recente rinvenimento di un
edificio di culto cristiano, con pavimento in mosaico
policromo risalente al VI secolo.
Nell'858, dopo un lungo assedio, venne
conquistata dagli Arabi, che le diedero il nome di Gafludi,
e fece parte dell'emirato di Palermo. Di questo periodo si
hanno tuttavia notizie scarse e frammentarie e mancano anche
testimonianze monumentali.
Nel 1063 fu conquistata dai Normanni di
Ruggero I e, nel 1131, grazie a Ruggero II, fu rioccupato
l'antico abitato sulla costa, rispettando la struttura
urbana preesistente: a questo periodo risalgono parecchi dei
monumenti cittadini, quali:
La chiesa di San Giorgio e il lavatoio di
via Vittorio Emanuele Il chiostro del duomo e il "Palazzo
Maria" (sede trecentesca dell'allora Palazzo Comunale) sito
in piazza del Duomo. L'Osterio Magno sul corso Ruggero sede
dei Ventimiglia a Cefalù. Precisamente al 1131 è datata in
particolare la basilica cattedrale.
Tra la metà del XIII secolo e il 1451
passò sotto il dominio di diversi feudatari e da ultimo
divenne possedimento del vescovo di Cefalù.
La storia successiva di Cefalù si può
assimilare a quella della Sicilia e del resto dell'Italia.
Nel 1752 vi si iniziano a stabilire i consolati stranieri
(Francia, Danimarca, Olanda, Norvegia e Svezia) e la città
diventa meta del Grand Tour. Durante il Risorgimento, vi
venne fucilato, il 14 marzo 1857, il patriota Salvatore
Spinuzza. Dopo lo sbarco di Giuseppe Garibaldi del gennaio
1861, la città proclamò la sua adesione al Regno d'Italia.
Oggi è una località marina e una meta
turistica per le sue spiagge e le opere d'arte che conserva.
Il centro storico di Cefalù ha un
impianto medievale caratterizzato da strade strette,
pavimentate con i ciottoli della spiaggia e il calcare della
Rocca. |